Troppo tardi bello.

Ultimamente mi sono ritrovata immersa nel mondo di “Sex & the City”, serie che, chiedo venia in anticipo, non avevo mai visto. Ogni breve episodio in qualche modo mi lascia sempre sorpresa per la cruda verità che ci sbatte in faccia, senza tanti giri di parole. Cosa che noi, invece, sembriamo non essere in grado di fare.

Ce la raccontiamo finchè riusciamo a crederci. Ci piazziamo delle gran fette di salame sugli occhi e andiamo avanti imperterrite fino a dover sbattere contro na colonna prima di darci una svegliata. (anche chiamata contegno)

Gli uomini si lamentano della nostra mente complessa, delle nostre paranoie, delle nostre fisime mentali.

E fanno bene.

Perchè è la realtà, ci piace complicarci la vita, soprattutto quando si tratta dell’altro sesso, mamma come ci piace annegare nei bicchieri d’acqua!

Più ascolto i ragionamenti delle donne (miei compresi), più vorrei schierarmi dalla parte degli uomini. O prenderci tutte a schiaffi.

Agli uomini dirci le cose in faccia non piace, non sanno articolare un discorso, però con le azioni parlano forte e chiaro. Soprattutto quando sono effettivamente interessati, te lo dicono o te lo fanno capire in tutti i modi. (sempre escludendo i casi umani, loro non fanno testo)

E’ anche facile capire quando di te invece non gliene frega (più) una mazza! Te ne accorgi, dopo molti messaggi mandati a vuoto e nervi a fior di pelle, ma te ne accorgi. (qui invece ben vengano i casi umani)

“La verità è che non gli piaci abbastanza” resta un film che, a mio parere ogni donna dovrebbe guardarsi almeno una volta nella vita (fai anche due, per assimilare bene il concetto)

Eppure no, ci piace creare delle giustificazioni per loro. Li perdoniamo e inventiamo scuse, ce lo devono scrivere su un cartellone che non vogliono niente di serio prima che finalmente ci si aprano gli occhi.

“Uff, continua a scrivermi, però poi non mi chiede di uscire. Chiedo io?”

Eccerto, striscia direttamente se vuoi.

“Ci siamo visti e poi è sparito, che faccio? Gli scrivo io?”

No. Butta quel telefono immediatamente.

“Dice che sono perfetta, ma non se la sente..Poverino.”

Chiaro. Che animo generoso..

“Vorrebbe stare con me! Ma ha troppo lavoro, poco tempo libero…”

Ah, E che lavoro fa?

“Lavora in ufficio, otto ore al giorno!”

Come il resto del mondo insomma. Pazzesco come gli altri invece siano riusciti a farsi una vita!

Perchè ci divertiamo a perdere tempo? Non abbiamo di meglio da fare che stare dietro ai casi umani? Ci sono infiniti pesci nell’oceano, dobbiamo correre dietro proprio all’unico emotivamente non disponibile o che non sa che vuole dalla vita?

No! Un po’ di rispetto per noi stesse!

Arriva il momento in cui alla terza volta che si inventa una scusa per non vederti diventa lampante che…a quanto pare… purtroppo… mi spiace… non è interessato!

Non abbastanza!

Ripetiamocelo: “non è interessato, non ne vale la pena, non è interessato” X2

Proviamo a pensare a noi stesse, che per il ragazzo che ci piace pur di vederlo anche per un’ora ce ne faremmo due di treno. Piove? Ci mettiamo gli stivali di gomma. Siamo stanche? Ci scoliamo tre caffè.

Il *inserisci la scusa che più ti piace* non esiste. Basta giustificazioni, che le elementari sono finite da un pezzo.

E se proprio proprio sta soddisfazione non gliela vuoi dare, sparisci.

Vedrai come ritornano. E a quel punto tu dirai..

“Eccomi!”

NO. Dirai “troppo tardi bello”.

 

Le cose da non dire a un ipocondriaco

Premessa:

L’ipocondria è un’ atteggiamento psichico caratterizzato da una costante apprensione per la propria salute e dall’ansiosa tendenza a sopravvalutare i minimi sintomi.

Tra le cause principali dell’ipocondria vi sono l’ansia e la depressione e da un punto di vista psicologico essa è definibile come un meccanismo di difesa da un pericolo interno o esterno, associato alla vita relazionale e sociale oppure all’identità personale.

Lo scopo dell’ipocondriaco, conscio od inconscio, è quello di allontanarsi dalla vera causa di pericolo (ad esempio una malattia), oppure dalla causa di un fallimento nella vita (ad esempio nello studio, nel lavoro, nella famiglia).

Tra le tante cose che un disturbo d’ansia mi ha insegnato, c’è anche che mai parole più giuste vennero pronunciate da Tamburino, in Bambi:”Quando non puoi dire una cosa gentile, è molto meglio starsene zitti”.

In seguito all’infinito numero di occhi buttati al cielo dopo alcuni commenti che mi sono stati fatti quando raccontavo del mio problema, ho deciso di scrivere questo articolo.

Uno degli aspetti più complessi e frustranti dell’ansia è parlarne con i propri amici o parenti. Parlarne a chiunque in realtà, motivo per cui mi è sempre stato suggerito di tenere la cosa tra me e i miei amici più stretti.

E infatti io ci ho aperto un blog.

Dicevo.

Quando si parla di una persona che soffre d’ansia, non ci si riferisce all’ansia dei classici 5 minuti di isteria prima di un esame, o il secondo prima di mettere piede sulle scale mobili, chiamare un ristorante per ordinare una pizza, scoprire che hai finito le penne nere e ora ti tocca scriver… il concetto mi sembra chiaro.

Si fa riferimento ad un’ansia patologica. Un’ansia che insorge all’improvviso, senza una ragione apparente.

Divertente.

Il cuore che sembra scoppiare, il respiro manca , le mani sudano, la testa pulsa, formicolii agli arti, gambe pesanti e paura irrazionale sono alcuni dei sintomi di cui io, personalmente, facevo esperienza.

(La prima volta infatti pronto soccorso, che già stavo a pensare se al funerale la bara la volevo in cedro o di mogano.)

Per una persona ansiosa che parla della sua situazione per la prima volta con qualcuno, spesso l’istinto è quello di sentirsi incompresi, di arrabbiarsi perché non presi seriamente, perchè gli altri non capiscono, ma l’importante è non offendersi per le domande banali o i commenti che possono sembrare insensibili, perché saranno sempre un’opportunità di insegnare qualcosa a qualcuno, di spiegarsi e creare una maggiore consapevolezza verso quelli che sono i disturbi mentali.  Chi non ne ha esperienza non sarà mai in grado di comprendere, mettiamocela via.

Non è cattiveria o mancanza di fiducia, solo un dato di fatto.

La cosa più sensibile che si può fare in questo caso, nei confronti di un amico che decide di confidarsi, è quello di tacere e ascoltare, senza voler dare un consiglio a tutti i costi, voler migliorare la sua situazione o ancora peggio sminuirla e parlare di se stessi. Una mano sulla spalla, un sorriso e un “sono qui per te” è l’unica cosa di cui si ha bisogno in questi casi. Per il resto, state in silenzio. 

Non ci interessa che anche voi ogni tanto siete in ansia, non è la stessa cosa. Non vogliamo sapere che esistono delle bacche raccolte dagli scoiattoli in Cecenia che fanno miracoli. Siamo consapevoli che i vostri consigli sono in fin di bene, ma spesso il risultato è l’opposto.

L’idea generale sembra essere quella che se una persona non ha prove evidenti della propria sofferenza o malattia, se non ha una ferita sanguinante in vista, una gamba rotta ingessata o una malattia nota, allora sta bene e non soffre. Ma le malattie mentali, i disturbi, vanno presi tanto seriamente quanto queste ultime.

DETTO CIO’, ecco alcune delle cose da non dire a chi soffre di ipocondria:

1 – “Esagerata!”

Tesoro, quando riesco a pensare in maniera razionale lo so anche io che esagero, se ora come ora ti dico che ho chiaramente un tumore alla prostata anche se non ho la prostata tu dammi corda e parliamone.

2 – “Apperò, sembra una cosa seria”

E quindi volevi andare a fare shopping oggi? E invece andiamo a fare testamento. Brava.

3 – Hai provato magari a controllare i sintomi online?

Si li ho cercati e riletti otto volte, con certezza non lo so, ma dovrebbero rimanermi più o meno tre ore di vita.

4 – “Ma pensa, mia nonna aveva proprio la stessa cosa. Le hanno amputato una gamba”

“……”

5 – “Stai bene! non è niente!”

Non sapevo avessi una laurea in medicina. Il giorno che crepo per davvero vi faccio incidere sulla lapide “ve l’avevo detto”.

6 – “OK, cambiando argomento…”

Apposto, sicuramente ti ascolto mentre sto pensando a quanto mi resta da vivere…ti prego continua.

7 – “Se sei davvero preoccupata, vatti a fare un controllo no?”

No. Metti che poi ho ragione? Voglio che sia tu a dirmi che non ho niente, tu e la tua laurea in Agraria.

E qui mi fermo.

Ho voluto un po’ sdrammatizzare e ringrazio questo post da cui ho preso spunto!

https://www.buzzfeed.com/anniegdmn/11-things-to-never-say-to-a-hypochondriac