La paranoia del rifiuto

Per anni ho goduto della fortuna di non avere la più pallida idea di cosa volesse dire essere rifiutati e abbandonati da un uomo.

Questo non perchè io sia particolarmente bella, intelligente e carismatica, ma perchè sono una persona estremamente indecisa, di conseguenza un uomo nemmeno faceva in tempo a dirmi che non facevo a caso suo, che ci avevamo già pensato io e le mie paranoie a dirgli che era arrivato il momento di salutarci. Il tutto spesso accompagnato dalla loro confusione o rabbia, poichè le mie motivazioni erano spesso insensate, se non inesistenti.

Possiamo quindi affermare che “empatia” e “tatto” non fossero esattamente le basi del mio approccio nel momento in cui tentavo, con mille giri di parole, di esprimere i miei dubbi al ragazzo in questione. Non avevo idea di cosa si provasse, quanto fosse una batosta per la propria autostima e soprattutto quanto tempo a volte si resta a rimuginare sull’accaduto.

Nel mio caso, na vita.

Ho poi imparato che la mia ferita narcisistica resta impressa per poi lasciare spazio solo al rancore. Non importa se la nostra sia stata una cosa di due settimane o tre mesi, se fossi l’amore della mia vita o uno incontrato ieri sera, il rifiuto non è piacevole mai.

Orrendo infatti il reality check che mi è piombato addosso la prima volta che uno si è azzardato a dirmi che non si trovava bene con me.

Primo pensiero: “Come minchia si permette”.

Abituata ad andare d’accordo più o meno con tutti, ci ero rimasta malissimo, non riuscivo a crederci che una persona nonostante mi trovasse esteticamente attraente, fosse del tutto scoraggiato dal mio carattere. Ricordo che ne parlai perfino con la mia psicologa quel giorno, nella speranza che mi desse corda dicendomi che chiaramente era lui quello con i problemi. Mentali.

E invece mi rispose:

-Massì, è normale, avrai detto una cosa banale come “non mi piacciono i kiwi” e avrà deciso così che non facevi per lui-

Ma come.

Basta così poco perchè una persona non voglia avere nulla a che fare con te? Deve esserci sicuramente una ragione più profonda,  un lato di me che nessuno apprezza, ma che lui per primo mi ha fatto notare. Devo essere una persona insopportabile, sicuramente.

Perchè nessuno ha mai pensato di farmelo notare? Sono destinata ad un divano a fiori scucito e cinque gatti, me lo sento!

Poi tra un’ansia e l’altra, mi sono un attimo fermata a pensare ai diversi motivi che avevano portata me,  in passato, a rifiutare qualcuno.

Scena pietosa ripetutasi molte volte, perchè sti poveri Cristi hanno trovato una che manco sa che vuole mangiare a cena, figuriamoci se so che voglio in un uomo.

Nel DUBBIO, decido che non me ne va bene manco uno.

Dicevo, i motivi che in passato mi hanno portata a decidere che un uomo finalmente interessato ad avere una storia seria e a salvarmi da un destino al gattile dovesse essere brutalmente scaricato all’istante sono i più stupidi mai sentiti.

Mi vergogno perfino a pensarli a volte..

Anche perchè in quanto donna e quindi assolutamente ignara di cosa io voglia, tempo due mesi e già mi ero pentita della mia scelta di restare da sola.

Karma e io ormai, best friends.

Quindi se sono stata in grado di troncare con uno perchè una sera mi ha raccontato una battuta infelice sugli ebrei (una sera, non tutte, una.) direi che posso benissimo capirlo se un ragazzo ogni tanto decide che io non faccio per lui. Magari posso anche smettere di pensare che se questo accade l’unica motivazione è che io sia uno scarto umano, senza doti, insapore e destinata all’eterna solitudine.

Forse.